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Nuove etichette alimentari: cosa cambia?

  • Tuesday, 16 December 2014 14:44
  • Written by

E' entrata in vigore da sabato 13 dicembre una nuova normativa europea in materia di etichettatura dei prodotti alimentari. 

Ecco in sintesi le novità della nuova etichetta europea:

Etichette più chiare e leggibili: Le indicazioni obbligatorie dovranno essere scritte con caratteri più chiari e grandi, con una dimensione minima di almeno 1,2 mm (o 0,9 nel caso di confezioni piccole).

Evidenza del responsabile dell’alimento: Tra le informazioni obbligatorie, oltre al nome, deve esserci l’indirizzo del responsabile dell’alimento, ossia l’operatore con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto. La Coldiretti specifica che tale indicazione non va confusa con quelle dello stabilimento di produzione, obbligatoria per la norma nazionale ma che ora diventa facoltativa, apponibile con l’unica accortezza di non ingenerare confusione nel consumatore stesso rispetto all’indicazione obbligatoria del nome e dell’indirizzo del soggetto responsabile dell’etichettatura.

Allergeni in risalto: Le sostanze allergizzanti o che procurano intolleranze (come derivati del grano e cereali contenenti glutine, sedano, crostacei, anidride solforosa, latticini contenenti lattosio) dovranno essere indicate con maggiore evidenza rispetto alle altre informazioni, ad esempio sottolineandole o mettendole in grassetto nella lista degli ingredienti. Anche i ristoranti e le attività di somministrazione di alimenti e bevande dovranno comunicare gli allergeni, tramite adeguati supporti (menù, cartello, lavagna o registro), ben visibili all’avventore.

Più trasparenza sugli oli e grassi utilizzati: Non sarà più possibile  ingannare il consumatore celando, dietro la definizione generica di “oli vegetali” o “grassi vegetali”, l’utilizzo di oli o grassi tropicali a basso costo (es. olio di palma, di cocco o di cotone, che hanno effetti sulla salute). Nella nuova etichetta dovrà essere specificato quale tipo di olio o di grasso è stato utilizzato.

Stato fisico del prodotto: Dovranno essere indicati con accuratezza i trattamenti subiti dal prodotto o anche dall’ingrediente. In tal modo – afferma la Coldiretti – non sarà possibile utilizzare solo il termine “latte”, se si usa latte in polvere o proteine del latte.

Informazioni sul congelamento e scongelamento: In caso di carne e pesce congelato e preparazioni congelate di carne e pesce congelato non lavorato, andrà indicata la data di congelamento. Nel caso di alimenti che sono stati congelati prima della vendita e sono venduti decongelati, la denominazione dell’alimento è accompagnata dalla designazione “decongelato”.

Indicazione di ingredienti sostitutivi: Per tutelare il consumatore da indicazioni ingannevoli,  quando si sostituisce un ingrediente normalmente utilizzato, in un particolare prodotto, con un altro ingrediente, come ad esempio i sostituti del formaggio, l’ingrediente succedaneo impiegato – riferisce la Coldiretti – va specificato immediatamente accanto al nome del prodotto, utilizzando per la stessa caratteri adeguati (pari almeno al 75% a quelli utilizzati per il nome del prodotto).

Alimenti contenenti caffeina: Per i bambini e le donne in gravidanza e in allattamento sono previste avvertenze particolari per determinati alimenti contenenti caffeina, per esempio i cosiddetti  “energy drinks”.

Scadenza ripetuta sulle monoporzioni: La data di scadenza dovrà essere riportata su ogni singola porzione preconfezionata e non più solo sulla confezione esterna.

Pesce fresco, allevato e congelato: l’etichetta dovrà specificare con che attrezzo è stato catturato il pesce , mentre per quello allevato andrà messo in etichetta il paese di origine. Le confezioni di pesce congelato devono indicare la data di congelamento.

Provenienza delle carni suine, ovi-caprine e di pollame: In virtù di una norma collegata, che si applica a partire dal prossimo aprile 2015, dovranno essere indicate in etichetta luogo di allevamento e di macellazione di carni suine e ovi-caprine, come avviene da anni – ricorda la Coldiretti – per le carni bovine a seguito dell’emergenza mucca pazza.

 

Fonte: informasalus.it

Inducevano le neo-mamme a scegliere l'allattamento artificiale per favorire ditte produttrici.

In cambio ricevevano computer e viaggi. Tra i 18 finiti in manette anche due primari. Arresti in Toscana, Lombardia, Marche e Liguria

Inducevano le mamme a utilizzare latte artificiale al posto di quello materno mentre stavano allattando i propri bambini al seno.
E questo non per motivi di salute, ma per favorire alcune aziende di note ditte produttrici. In cambio, ricevevano i più svariati "regali", da smartphone a computer, ma anche condizionatori, televisori e viaggi all'estero.
Per un giro di mazzette per centinaia di migliaia di euro.
Agli arresti domiciliari sono finiti 18 persone: 12 pediatri (tra cui due primari), 5 informatori scientifici e un dirigente d'azienda di alimenti per l'infanzia.
L'accusa, al momento, è quella di corruzione. Disposti anche 26 decreti di perquisizioni in Toscana, Lombardia, Marche e Liguria.
Tra i 18 arrestati ci sono otto medici di Pisa, uno del Livornese, uno di Piombino, uno di Lido di Camaiore, un primario di La Spezia (residente a Pisa) e uno di Empoli (residente a Pisa). "Siamo completamente all'oscuro di quanto accaduto e ignoravamo il comportamento dei pediatri – fanno sapere dall'Ausl 5 di Pisa – Sono una decina quelli dell'azienda Usl 5 coinvolti, circa il 30% degli specialisti di libera scelta in forza nell'azienda sanitaria.
Il direttore generale sta valutando la situazione".
L'azienda sanitaria sta provvedendo a fare il quadro della situazione, per capire come evitare problemi nell'assistenza pediatrica alle famiglie che erano seguiti dai medici coinvolti.
Tra coloro che sono stati arrestati perché accettavano viaggi e smartphone in cambio di convincere le madri ad usare latte artificiale ci sono Michele Masini, dirigente 50 anni residente a Limbiate (Monza e Brianza), Dario Boldrini, informatore, 33 anni, di Pisa, Valter Gandini, 70 anni, informatore, di Pisa.
Vincenzo Ruotolo, 64 anni, informatore, di Grottammare (Ascoli Piceno), Gianni Panessa, 59 anni, informatore di Livorno, Giuliano Biagi, 35 anni, informatore di Massa, Maurizio Petri, 64 anni, medico pediatra di Cascina, Fabio Moretti, 61 anni, di Chianni (ambulatorio a Pontedera), Marco Granchi, 61 anni, medico pediatra di Pontedera (ambulatorio a Ponsacco), Claudio Ghionzoli, 63 anni, residente a Pisa (ambulatorio a Cascina), Renato Domenico Cicchiello, 66 anni, di Livorno, medico pediatra, Stefano Parmigiani, 57 anni, residente a Parma, medico pediatra del presidio ospedaliero del Levante ligure (La Spezia), Roberto Bernardini, 57 anni, medico pediatra residente a Calcinaia, ufficio ospedale San Giuseppe, Asl 11, Empoli, Gian Piero Cassano, 65 anni, residente a Lido di Camaiore medico pediatra, ambulatorio a Viareggio, Marco Marsili, 59 anni, medico pediatra di Piombino, Roberto Rossi, 62 anni, residente a Palaia, medico pediatra con ambulatorio a Capannoli, Eros Panizzi, 61 anni, residente a Peccioli medico pediatra, Luca Burchi, 59 anni, medico pediatra residente a Volterra. Altri arresti sono stati eseguiti nelle Marche, in Lombardia e in Liguria.

Fonte: ilfattoquotidiano.it


 

Il 18 novembre è stata la Giornata europea dell’antibiotico. Gli esperti sensibilizzano a un uso prudente: molte le prescrizioni ma non sempre necessarie.

Qualche linea di febbre, un po’ di tosse o congestione nasale e, subito, scatta la corsa all’antibiotico. In quanti lo fanno? Sembra in molti, almeno nel nostro Paese, ‘maglia nera’ a livello europeo per l’uso improprio degli antibiotici. A sottolinearlo il rapporto dell’European Center for Diseases Control (Ecdc) che oggi, in occasione della Giornata europea dell’antibiotico, richiama l’attenzione sui rischi di troppe prescrizioni e una certa superficialità nell’inghiottire il farmaco efficace contro le infezioni batteriche.

Ogni anno in Italia si spende circa 1 miliardo di euro per gli antibiotici, a fronte di una spesa farmaceutica complessiva di 26 miliardi. Una spesa che, nei casi di un uso scorretto di questa classe di farmaci, non contribuisce ad accorciare i tempi di alcune infezioni, bensì costituisce una spinta per l'evoluzione di ceppi batterici antibiotico-resistenti. Stando a quanto riportato nel report del sistema di monitoraggio europeo, nel nostro Paese si assiste a un aumento del 25-50 per cento della resistenza agli antibiotici dello Staphylococcus aureo, così come dell’Escherichia coli e di alcuni ceppi di Acinetobacter, batteri molto diffusi nella popolazione. Per la campagna di sensibilizzazione è stato preso da esempio anche il Klebisella pneumoniae, responsabile di molte infezioni ospedaliere e la cui resistenza a una classe di antibiotici è quasi raddoppiata in tutta Europa.

Il problema dei ‘super-batteri’ è reale: molte specie sono in continua evoluzione e con il tempo, mutando ad hoc il loro Dna, imparano naturalmente a sfuggire all’attacco difensivo degli antibiotici. «Per combattere la diffusione della resistenza agli antibiotici e scongiurare il ritorno a un'era pre-antibiotica - commenta Gian Maria Rossolini, coordinatore del Comitato di studio dell'Associazione microbiologi clinici italiani per gli antimicrobici - è necessario un impegno globale e un approccio multidisciplinare basato sulla sorveglianza del fenomenosull'uso migliore degli antibiotici che abbiamo a disposizione, sul controllo più efficace della diffusione dei ceppi antibiotico-resistenti e sulla ricerca di nuovi antibiotici e di nuove strategie terapeutiche e preventive». Un messaggio rivolto anche ai medici: secondo recenti studi, gli antibiotici sono i farmaci più prescritti, soprattutto nell’età pediatrica, anche quando un'infezione potrebbe risolversi naturalmente. 

 

Fonte: ok-salute.it 

Vaccini: “sbagliato negare i danni”

  • Monday, 17 November 2014 14:29
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Sbagliato negare i danni da vaccino”. La presidentessa del Condav, il Coordinamento nazionale danneggiati da vaccino, replica così al ministro della Salute Beatrice Lorenzin.  

“Al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che sta insistendo molto nell'ultimo periodo sulla cattiva informazione che si fa sui vaccini, vorremmo dire che non si può fare di tutta l'erba un fascio per quanto riguarda le associazioni e che informazione corretta non vuol dire affermare che non esistono danni da vaccino. Negare l'esistenza degli effetti avversi al vaccino non aiuta nessuno, specialmente chi suo malgrado li subisce. Sui media veniamo tacciati di fornire notizie inattendibili, di fare disinformazione soprattutto online ma quello che noi vogliamo è soltanto un'informazione chiara, esaustiva e corretta: vogliamo che si verificano dei danni vengano riconosciuti, cosa che oggi purtroppo non accade se non dopo aver intrapreso lunghe battaglie, contro la burocrazia e contro lo Stato”. 

La replica di Nadia Gatti arriva nel giorno dell'undicesima Giornata nazionale per ricordare le persone decedute o rese disabili dai vaccini, dedicata quest'anno a Giada Varani, una bimba di 11 anni deceduta qualche mese fa per le conseguenze di un danno encefalico post vaccinico. 

“Non demonizziamo le vaccinazioni in quanto tali ma crediamo che ad oggi siano somministrate in modo scorretto”. Sono circa 700 le persone con danno da vaccino riconosciute e indennizzate in Italia, ma molte altre non si sono viste riconoscere l'indennizzo perché “fuori termine” ai sensi della legge 210 del 1992, che regola questi risarcimenti e che dà tre anni di tempo per presentare la domanda e la relativa documentazione. C'è inoltre un lungo iter burocratico per vedersi riconoscere questo diritto.

“Non si può – afferma Gatti - far impazzire un genitore per poter vedere riconosciuto un danno”.

 

Fonte: informasalus.it

Ricercatori svedesi trovano che i batteri contenuti nel miele potrebbero essere buon sostituto degli antibiotici, specie quando questi non funzionano. Una risorsa naturale che potrebbe essere un’alternativa alla lotta contro la piaga moderna delle infezioni resistenti, e non solo.

Prima della scoperta della penicillina, molte sagge popolazioni utilizzavano il mele grezzo come rimedio contro le infezioni. Probabilmente non avevano il consenso di evidenze scientifiche, ma poco importava perché il metodo funzionava comunque – e probabilmente era questa la cosa più importante. Ora, però, a conferma che i nostri antenati agivano bene arriva un nuovo studio dell’Università di Lund (Svezia) i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista International Wound Journal.

I ricercatori guidati dal dott. Tobias Olofsson hanno scoperto che nel miele fresco vi sono 13 batteri lattici, che formano un unico gruppo, che producono una miriade di composti antimicrobici attivi. Dopo averli identificati, gli scienziati hanno testato l’efficacia antibatterica dei composti sui più noti agenti patogeni che causano gravi infezioni nell’uomo, come per esempio lo Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA), lo Pseudomonas aeruginosa e l’Enterococcus vancomicina-resistente (VRE) e altri ancora.
A sorpresa – giacché si tratta di un prodotto naturale, e per questo spesso ritenuto da molti poco efficace – una volta applicati i batteri lattici sugli agenti patogeni in laboratorio, questi li hanno neutralizzati tutti. Una bella scoperta, se teniamo conto che le infezioni resistenti agli antibiotici sono oggetto di un’inarrestabile diffusione che sta mietendo sempre più vittime in tutto il mondo.

Anche se per ora i test su ceppi di batteri che infettano gli esseri umani sono stati condotti soltanto in laboratorio, i risultati sono stati più che promettenti. Ma una serie di esperimenti sul campo hanno mostrato che i batteri lattici del miele sono attivi anche sugli animali.
Qui, i ricercatori hanno testato i LAB (Lactic Acid Bacteria) su un gruppo di dieci cavalli che erano affetti da ferite cutanee che non si riuscivano a curare con i tradizionali antibiotici. Hanno applicato sulle ferite una miscela di LAB e miele, per poi scoprire che tutti i cavalli sono guariti.
Il motivo per cui il miele è stato così efficace, secondo gli scienziati, è perché in questo vi è coinvolta una vasta gamma di principi attivi.

«Gli antibiotici sono per lo più una sostanza attiva, efficace contro solo un ristretto spettro di batteri – sottolinea il dott. Olofsson – Quando usato vivo [il miele], questi 13 batteri lattici producono a seconda della minaccia il giusto tipo di composti antimicrobici necessari. Sembra che abbia funzionato bene per milioni di anni nella tutela della salute delle api e del miele contro altri microrganismi nocivi».
«Tuttavia – aggiunge il ricercatore – il miele comprato al supermercato non contiene i batteri lattici viventi, e molte delle sue proprietà uniche sono andate perdute negli ultimi tempi». 
L’ideale è dunque utilizzare un miele fresco e vivo, acquistandolo da un apicoltore di fiducia che non utilizzi mezzi moderni di produzione intensiva come per esempio il riscaldamento o la pastorizzazione per mantenerlo liquido.

Il passo successivo dei ricercatori sarà ora quello di indagare l’uso clinico più ampio contro le attuali infezioni umane e degli animali. I risultati, se rimarranno così promettenti, avranno ripercussioni positive nei Paesi in via di sviluppo, dove le infezioni possono avere esiti peggiori, ma dove, per contro, il miele fresco è più facilmente disponibile. Tuttavia ne potranno beneficiare anche i Paesi occidentali dove la resistenza agli antibiotici è sempre più diffusa e preoccupante.

 

 

Fonte: lastampa.it

Gli esperti di nutrizione della Harvard University hanno eliminato latte e latticini dalla loro guida per un'alimentazione sana Healthy Eating Plate, che si basa "esclusivamente sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili e non è stato sottoposta ad alcuna pressione politica o commerciale dalle lobby dell'industria alimentare".

L'invito degli scienziati è quello di "moderare il consumo di latte o di altri prodotti lattiero-caseari a massimo 1-2 porzioni al giorno", con benefici soprattutto per i bambini. Per gli adulti, invece, consumarli non è essenziale, per una serie di motivi.

Per la Healthy Eating Plate, anzi, bisognerebbe sostituire al latte l'acqua potabile durante i pasti. Gli esperti di nutrizione sottolineano, infatti, che a causa dell'alto livello di grassi saturi, il latte e i derivati sono diventati un alimento che sarebbe meglio evitare. E tra i danni che potrebbe causare alla salute delle persone, si annoverano il rischio di cancro della prostata e cancro ovarico.

Come assumere, allora, il calcio? Sicuramente ve lo starete chiedendo in molti. Dalla Harvard University spiegano: "quelle pubblicità che propongono il latte come la risposta alle ossa forti sono quasi inevitabili. Ma bere il latte si traduce davvero in un rafforzamento delle ossa? La fazione pro-latte è convinta che una maggiore assunzione di calcio, in particolare nella forma dei tre bicchieri di latte al giorno attualmente raccomandati, aiuta a prevenire l'osteoporosi, l'indebolimento delle ossa. Ogni anno, l'osteoporosi porta ad oltre 1,5 milioni di fratture, tra cui 300.000 fianchi rotti. D'altra parte, il risultato per coloro che credono che consumare molto latte e altri prodotti caseari saranno scarsi sul tasso di fratture, ma potranno contribuire a problemi come malattie cardiache o cancro alla prostata".

LEGGI anche: 10 fonti vegetali di calcio

Quale punto di vista è giusto? Gli esperti forniscono un riassunto di tutte le conoscenze mediche attualmente a disposizione sul calcio e i suoi effetti sul corpo. E ribadiscono che il latte deve essere sostituito con altri alimenti ricchi di calcio, come verdure, lattuga, cavolfiore e fagioli.

Per ossa forti, poi, restano fondamentali anche la prevenzione, il movimento, il sole e le vitamine D e K. Tutto questo senza considerare gli scandali legati al mondo del latte (vedi il caso Cospalat, il latte  contaminato da sostanze tossiche e cancerogene è stato messo in commercio in tutta Italia, dal Friuli Venezia Giulia fino alla Campania).

 

Fonte: greenme.it

Balasso e il cibo: trattoria all'intossicazione

  • Wednesday, 01 October 2014 16:53
  • Written by

Un video tutto da ridere del comico Balasso che sottolinea come la scarsa qualità del cibo che mangiamo sia ormai diventata soltanto MERCE.

Buona visione

È Malles, un piccolo comune della val Venosta, il primo comune italiano a bandire i pesticidi sul proprio territorio. Il 75% dei cittadini ha infatti espresso parere favorevole in un referendum per la messa al bando di queste sostanze. Il Consiglio comunale di Malles dovrà ora valutare i necessari cambiamenti del regolamento municipale in seguito al referendum. 

“Gli apicoltori – spiega Claudio Porrini, entomologo dell’Università di Bologna, esperto che lavora nella zona e conosce la situazione - sono disperati per le morie che hanno falcidiato le arnie e che sono legate a un uso molto intenso dei pesticidi. E poi quelle sono valli strette, con i frutteti che si alternano a scuole, impianti sportivi, boschi”.

“Per poter convivere – continua Porrini - bisogna ridurre progressivamente l'uso di fitofarmaci. Il trattamento con i pesticidi frena l'aggressione dei parassiti ma apre altri problemi. I fitofarmaci vengono distribuiti con botti: ne esce uno spray che solo in minima parte va a colpire il bersaglio, il resto si diffonde nell'ambiente. È chiaro che, se i frutteti stanno vicino alle case, l'opposizione cresce”.

 

Fonte: informasalus.it

TRE RIMEDI FITOTERAPICI PER CONTRASTARE LA GASTRITE

  • Wednesday, 17 September 2014 11:40
  • Written by

La gastrite: un fuoco accentratore

Con gastrite s’intende un’infiammazione della mucosa gastrica, che indebolita non riesce più a svolgere la sua funzione di protezione delle pareti dello stomaco dagli acidi utili alla digestione. I sintomi più comuni sono bruciore di stomaco, senso di nausea, gonfiore addominale, eruttazione.

Le cause possono essere di varia natura: un uso protratto di farmaci antifiammatori (FANS) come l’aspirina per esempio, la presenza di batteri come l’helicobacter pylori, il reflusso biliare dovuto ad un’atonia pilorica. I cambiamenti stagionali, di temperatura, umidità, fasi solari, il cambiamento dei ritmi di vita. Anche lo stress gioca un ruolo di rilievo. La manifestazione psicosomatica di una condizione di preoccupazione, rimuginazione, accende un fuoco nello stomaco.

La natura grazie alla fitoterapia ci viene in soccorso con questi 3 rimedi che possono essere utilizzati anche per prevenire queste manifestazioni.

 

Altea

Questa pianta sembra essere un po’ dimenticata, malgrado possa vantare proprietà benefiche per tutto l’apparato gastro-intestinale.

La sua alta componente di mucillagini e amido svolge un’azione protettiva della mucosa gastrica. Grazie alla componente di flavonoidi, l’Altea esplica un’attività antinfiammatoria e antispastica. Attenua il bruciore e la nausea. Ottima anche per tosse e catarri.

altea

 

Liquirizia

Esplica la sua azione su tutto l’apparato gastro-intestinale. È indicata per la gastrite e in particolar modo per le ulcere gastro-duodenali.

Grazie alla presenza di glicirrizina infatti la liquirizia svolge una potente attività antinfiammatoria e cicatrizzante, forma un sottile film sulle lesioni gastriche e contemporaneamente stimola la produzione di muco nello stomaco, utile per emulsionare e proteggerne le pareti dall’azione degli acidi. Facilita la digestione e seda i fenomeni di eruttazione.

liquirizia

 

Zenzero

Non siamo nel campo delle erbe officinali, ma è una radice preziosa che introdotta nella nostra alimentazione è in grado di facilitare tutte le funzioni legate all’apparato gastro-intestinale.

Lo zenzero svolge un’azione pro-cinetica, stimola cioè sia la digestione sia il transito intestinale sollecitando la peristalsi e la secrezione biliare. Ha proprietà rinfrescanti ed è in grado di sedare l’eccesso di calore dello stomaco.

zenzero

 

Fonte: cure-naturali.it

 

L’echinacea è una pianta molto conosciuta per le sue proprietà curative. Appartiene alla famiglia delle Compositae, che comprende nove specie. Quelle utilizzate in fitoterapia sono però solo tre: E. angustifolia, E. pallida e E. purpurea.

Anticamente, gli indiani d’America usavano questa pianta a scopo medicinale, sia per uso esterno che interno. In linea generale, utilizzavano le radici della pianta per combattere disturbi come mal di testa e stomaco; le parti esterne, invece, servivano per curare le ferite, le ustioni e le punture di insetti.

Il suo utilizzo nella fitoterapia è stato confermato da diversi studi. L’echinacea è una pianta in grado di rafforzare le difese immunitarie, combattendo sia disturbi dell’apparato respiratorio, che le infezioni delle ferite. Può essere impiegata sia in via preventiva, che come cura di malattie già in atto.

Le sue proprietà sono: immunostimolanti, antinfiammatorie, vulnerarie, antisettiche, cicatrizzanti, antivirali, antibatteriche e antiossidanti.

Per uso interno, è utile nella prevenzione e nel trattamento di malattie da raffreddamento, ma anche delle infezioni dell’apparato respiratorio e urinario. Per uso esterno, invece, per ulcere, ferite infette, ustioni, afte e dermatiti.

Proprietà

Parte del potere curativo di questa pianta è dovuto alla sua  capacità di attivare l’azione fagocitaria dei linfociti e di rafforzare il sistema immunitario.

L’azione immunostimolante è da attribuire ad alcuni dei composti in essa contenuti, tra cui alchilammidi e composti polifenolici.

L’azione antivirale sembra essere dovuta alla presenza di acido cicorico e acido caffeico. L’echinacea è in grado di inibire il proliferare nell’organismo di determinati batteri, per questo viene considerata come un ottimo antibiotico naturale.

La pianta è usata anche per la preparazione di pomate e lozioni utili a lenire, proteggere, o guarire le problematiche della pelle, come le ulcere e le dermatiti.

Come usarla

Esistono diverse modalità di assunzione dell’echinacea. Eccone alcune:

  • sotto forma di succo: ottenuto dalla spremitura delle foglie fresche;
  • sotto forma di estratto secco;
  • come decotto;
  • come capsule contenenti radici essiccate polverizzate;
  • come gocce;
  • sotto forma di pomate, tintura madre o altri tipi di prodotti a uso topico.

Dosi, modalità di assunzione e tipologia di rimedio vanno seguiti in base al parere di uno specialista.

In genere, si consiglia l’utilizzo dell’echinacea soprattutto in fase preventiva, proprio per le sue spiccate proprietà immunostimolanti e antinfiammatorie. Settembre, ad esempio, potrebbe essere il periodo migliore per sfruttare le sue potenzialità e preparare il nostro sistema immunitario ai malanni della stagione invernale.

Controindicazioni

I prodotti a base di echinacea non vanno assunti se si fa uso di farmaci immunosoppressori. Per quanto riguarda gli effetti collaterali, i rischi maggiori sono dovuti a eventuali intolleranze. L’echinacea fa parte della famiglia delle Asteracee, quindi è da evitare in presenza di allergia accertata nei confronti di questa famiglia di piante. Generalmente gli estratti secchi e le pastiglie sono tollerati meglio.

 

Fonte: ambientebio.it

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