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LE PRINCIPALI PIANTE DI USO CLINICO IN OMEOPATIA E FITOTERAPIA

  • Posted on:  Thursday, 24 April 2014 12:26
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La ricca varietà di specie di piante officinali presenti in natura, o che vengono coltivate per uso medicamentoso trovano oggi largo impiego in medicina per la cura delle più svariate patologie, in particolare in Omeopatia e Fitoterapia. Di seguito vengono riportate le caratteristiche delle principali specie vegetali di uso clinico.

Le piante officinali storicamente vengono intese quelle piante utilizzate dagli speziali, i farmacisti del Medioevo, nelle loro botteghe le spezierie o “officine farmaceutiche”, dove si vendevano le spezie e si preparavano i medicamenti a partire dalle erbe medicinali. Nel XIV secolo, l’età dei Comuni, gli speziali facevano parte dell’Arte dei Medici e Speziali, una delle sette arti delle Corporazioni, il cui compito era quello di svolgere attività di controllo sulla preparazione e serietà degli speziali; di tale Corporazione, si racconta, facesse parte anche il sommo Dante Alighieri.

Conosciute in tutto il mondo le piante officinali si devono però distinguere dalle piante medicinali in senso stretto, la cui definizione secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è …. “un organismo vegetale che contiene in uno dei suoi organi sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o che sono i precursori di emisintesi di specie farmacautiche”…, sostanze o fitocomplessifarmacologicamente attivi di origine vegetale. Quindi con il termine “officinali” si intendono le piante riconosciute in elenchi ufficiali come utilizzabili per le preparazioni medicamentose, mentre le piante “medicinali” indicano quelle piante che presentano virtù medicinali dirette, a prescinde dal fatto che siano o meno inserite in un elenco ufficiale (officinale appunto).

Dal punto di vista storico, molte fonti riportano il "papiro di Ebers", risalente al 1500 a.C., come il più antico documento medico egizio, ascrivibile al regno di Amenohotep I, anche se il testo potrebbe essere più antico; questo fu acquistato fra il 1873-1874 a Tebe, dall’egittologo e scrittore tedesco Georg Ebers oggi è conservato presso la biblioteca dell'Università di Lipsia in Germania. Questo a testimonianza del largo uso di piante e medicamenti di natura vegetale, che facevano gli Egizi, che in particolar modo conoscevano le proprietà della maggiorana, dell'edera e della mirra largamente utilizzata per l’imbalsamazione.

Nell'antica Grecia, poi, uno dei più importanti studiosi fu il medico Eraclide, padre di Ippocrate (Kos, 460 a.C. - Larissa, 375 - 351 a.C.), che faceva parte della corporazione degli Asclepiadi, ossia quegli studiosi devoti al dio Asclepio, dio della medicina nella mitologia greca, più noto presso i latini comeEsculapio, il quale sperimentò nuove ricette, riprese in seguito dall’enciclopedista e medico romano di origine gallica Aulus Cornelius Celsus o Celso (Gallia Narbonese, 14 a.C. – 37 a.C.).

La raccolta e la vendita dei medicamenti, così diffusa nell’antichità, veniva definita con il termine "farmacopoli", questa si basava sulle nozioni contenute nei testi medici scritti da Ippocrate, il padre della moderna medicina;  su quelli botanici ascrivibili al filosofo-botanico greco Teofrasto(Ereso, 371 a.C. – Atene, 287 a.C.), che ebbe molti contatti con le genti romane, e su quelli di Dioscoride Pedanio(Anazarbe, 40 d.C - 90 d.C) medico, botanico e farmacista che esercitò a Roma all’epoca dell’Imperatore Nerone. Questi nella sua De Materia Medica descrisse più di 600 piante e trattò dell’impiego terapeutico di parecchie sostanze animali, vegetali e minerali. 

Nell'antica Roma, poi, a partire dal I secolo d.C., le erbe medicinali erano ampiamente conosciute e coltivate negli orti chiamati appunto “medicinali”.  Ampio contributo alle teorie ippocratiche venne, poi, da  Galeno di Pergamo (Pergamo, 129 d.C. – Roma 216 d.C.), medicodi corte dell’imperatore romano Maeco Aurelio, i cui punti di vista hanno dominato la medicina europea sino al Rinascimento. Questi fu il primo a considerare la dieta, come parte integrante della terapia medica, attraverso l'uso di frutta, verdura e piante officinali nell’alimentazione quotidiana.

i deve, poi, ai Saraceni, nel IX secolo d.C. in Sicilia, l’introduzione di nuove tecniche di uirrigazione per coltivare diverse specie di piante officinali, ma furono gli arabi che diedero un grande impulso all'aichimia e alla chimica, nello sviluppo farmaceutico di tinture e distillati, che portarono ad organizzare una sorta di farmacopea, recante un elenco di ricette con le proporzioni e le composizioni chimiche delle varie sostanze allora conosciute. Ma i primi veri testi farmaceutici risalgono agli XI, XII, XII secolo in cui confluirono tutte le influenze greche, arabe e romane, che riportano le operazioni fondamentali delle preparazioni farmacautichelozione, decozione, infusionee triturazione.  

In questo periodo si diffuse l'uso delle spezie e delle droghe e la Scuola Salernitana introdusse assieme alle pratiche chirurgiche anche un antesignano dell'anestesia, la spongia sonnifera, cheimbevuta di altre sostanze doveva essere aspirata dal paziente prima dell’intervento. La Scuola di Salerno si distinse anche per la grande perizia nel selezionare le erbe, sulle quali abbondano indicazioni terapeutiche ancor oggi efficaci, come l’utilizzo per l’azione espettorante ed antiinfiammatoria sul polmone della pianta di Issopo (Hyssopus officinalis) <<Purga l'issopo dalle flemme il petto>>.

Salerno fu, inoltre, il luogo in cui sorse il primo Orto Botanico o “Orto dei semplici”, come veniva chiamato, nel 1300 circa, ad opera di Matteo Silvatico (Salerno, 1285 – 1342) medico italiano che operò nell'ambito della Scuola Medica Salernitana cui seguirono poi l’Orto Botanico di Pisa (1543), Firenze e Padova (1545) fra i primi.

La botanica intesa come scienza nacque solo agli inizi del Cinquecento, grazie alle scoperte geografiche e alla introduzione della stampa. Si diffusero, infatti, in questo periodo i primi erbari secchi e nel 1533 a Padova fu istituita la prima cattedra di botanica sperimentale. Risale, infatti al 1554 il più significativi testo di medicina e di botanica opera di Pietro Andrea Mattioli (Siena, 1501 – trento, 1578) umanista e medico, che non si limitò a tradurre l'opera di Dioscoride, ma la completò con i risultati di una serie di ricerche su piante all'epoca ancora sconosciute, trasformando i Discorsi in un'opera fondamentale sulle piante medicinali, un vero punto di riferimento per diversi secoli; nel 1554 fu pubblicata la prima edizione latina dei Discorsi di Mattioli, chiamata anche i Commentarii.

Nel Seicento, poi, fu Pierre Magnol (Montpellier, 1638 – 1715) botanico francese, che analizzando la parentela fra le varie specie vegetali, apportò una sostanziale innovazione allo schema di classificazione botanica, ancora in uso, introducendo le famigòlie, suddividendo, così, il mondo vegetale in settantasei gruppi.

Ma fu solo nel‘ 700, che gli studi botanici ebbero il maggior impulso grazie al medico, botanico e naturalista svedese Carl Nilsson Linnaeus, divenuto Carl von Linné dopo l’acquisto del titolo nobiliare e noto come Linneo (Rashlt, 1707 – Uppsala, 1778), che identificò le specie viventi sistematizzandole in classi, ordini e generi.

La ricca varietà di specie che sono presenti in natura, o che vengono coltivate per uso medicamentoso, trovano oggi largo impiego in medicina per la cura delle più svariate patologie, in particolare inFitoterapia e in Omeopatia, dove vengono esaltati i principi attivi delle piante con preparati di vario genere: tintura madri, macerati glicerici, o diluizioni hahnemanniane.

Di seguito vengono riportate le prime schede botaniche delle principali specie vegetali di uso clinico

 

 

AArnica montana 

E' un'erba medicinale della famiglia delle Asteraceae, ghiandolosa, perenne, a fusto eretto e mediamente robusto, alta 20 – 60 cm, fiori dai grandi capolini di colore giallo aranciato, dal gradevole odore aromatico. Il nome del genere (Arnica) potrebbe derivare da una alterazione del tardo-latinoptàrmica, a sua volta derivato dal greco ptarmikos (starnutatorio) con allusione alle proprietà di provocare starnuti legate all’odore della pianta. Per altri autori il riferimento è alla parola greca arnakis(pelle di agnello) che ricorda la delicata tessitura delle sue foglie. Il nome Arnica in antichità venne impiegato più volte per specie diverse aventi in generale fiori gialli, la prima documentazione dell’Arnica montana risulta del 1731 a proposito di un manuale di giardinaggio. In Francia è molto comune la denominazione di Tabac des Vosges in quanto gli abitanti delle regioni montane se ne servivano come tabacco da fiuto.

L'Arnica montana è endemica in Europa, dalla Penisola Iberica, alla scandinavia e ai Carpazi. È assente dalle Isole Britanniche e rara in Italia. Cresce in terreni poveri (pascoli magri, brughiere e torbiere alte) e silicei (substrato acido); in zone montane da 500 a 2500 mslm, ma è assente in pianura. Questa pianta appartiene alla flora protetta e trattandosi di una tra le piante medicinali più utilizzate al mondo, questo ne rende complicata la produzione su scala industriale; quindi vengono utilizzate, anche altre specie di arnica, quali ad esempio la Arnica Chamissonis less.

Principi attivi : tutta la pianta (fiori e rizoma) contiene un glucoside l’arnicina che è simile, come azione, alla canfora. Produce due differenti olii essenziali, uno localizzato nei fiori e l’altro nei rizomi essiccati. Dalla pianta si può estrarre anche fitisterina, acido gallico e tannino. Epoche particolari di raccolta: le foglie e i fiori in estate; i rizomi in settembre-ottobre. Durante la fioritura, viene utilizzata tutta la pianta. 

Utilizzo: questa pianta è spesso utilizzata come rimedio nella Fitoterapia. Una infusione di foglie viene utilizzata come trattamento, per uso esterno, di traumi e contusioni, ma non deve essere utilizzata sulle ferite. In forma di crema o di tintura diluita, è utilizzata nei dolori reumatici e per l'alopecia.

Uso in Omeopatia: l'Arnica è utilizzata per dolori muscolari e nella cura a lungo termine di traumi di ogni tipo (anche affettivi), per shock, contusioni, strappi, artrite e dolori influenzali, sforzo cardiaco degli atleti, fragilità capillare, nefriti emorragiche, ascessi emorroidari acuti, sempre in ragione della similitudine dei sintomi.

Tossicità: è velenosa se ingerita, infatti la tintura non diluita può provocare tachicardia, enterite e persino un collasso cardiocircolatorio. Per queste proprietà, un tempo questa pianta era utilizzata come veleno. Contromisure per l'ingestione accidentale includono l'ingestione di carbone per assorbire le tracce di tossine nell'intestino e l'ingestione di liquidi per diluirne la concentrazione. Ad ogni modo, non sono noti antidoti.  

 

Atropa belladonna

E' una pianta a fiore appartenente all'importante famiglia delle Solanaceae. Il nome deriva dai suoi letali effetti e dall'impiego cosmetico. Atropo era infatti il nome (in greco:Ἄ-τροπος,cioè in nessun modo,l'immutabile,l'inevitabile) di una delle tre Moire che, nella mitologia greca taglia il filo della vita, ciò a ricordare che l'ingestione delle bacche di questa pianta causa la morte. L'epiteto specificobelladonna fa riferimento ad una pratica, che risale al Rinascimento in cui le dame usavano questa pianta per dare risalto e lucentezza agli occhi mediante le capacità di dilatare la pupilla, un effetto detto midriasi provocato dall'atropina contenuta nella pianta, ad azione sul sistema nervoso parasimpatico. Pianta erbacea e perenne, dotata di un grosso rizoma dal quale si sviluppa un fusto robusto, eretto, di altezza compresa tra i 70–150 cm. Le foglie sono semplici di forma ovale-lanceolata e come il fusto, sono ricoperte di peli ghiandolari responsabili dello sgradevole odore della pianta. I fiori sono ermafroditi e di colore violaceo cupo. La belladonna fiorisce nel periodo estivo e l'impollinazione avviene tramite insetti. I frutti sono lucide bacche nere, di piccole dimensioni con calice a stella. Nonostante l'aspetto invitante e il sapore gradevole, le bacche sono velenose per l'uomo e l'ingestione può provocare una diminuzione della sensibilità, forme di delirio, sete, vomito, seguiti, nei casi più gravi, da convulsioni e morte. 

Habitat: La belladonna cresce sporadica nelle zone montane e submontane fino ad una altitudine di 1400 metri. Allo stato selvatico è presente in Europa centrale, Africa settentrionale e Asia occidentale fino al Pakistan. In Italia si può incontrare nei boschi delle Alpi e Appennini; in alcuni luoghi il succo delle foglie viene usato come rimedio contro le punture di vespa.

Principio terapeutico : l'ingrediente terapeutico principale della pianta è l'atropina o DL-giusciamina. Si trova in tutte le Solanacee : in dosi terapeuticamente rilevanti in Datura stramonium, Hyoscyamus niger, Solanum niger; in dosi più basse in piante coltivate come patate e pomodori

USO: In medicina allopatica l'atropina isolata viene ancora usata come dilatatore di pupille e come miorilassante p. e. prima di interventi chirurgici.

In Fitoterapiala belladonna è usata da tempo immemorabile dai medici per le sue doti spasmolitiche.

In Omeopatia la Belladonna viene utilizzata in ragione della similitudine dei sintomi, principalmente per le seguenti patologie:

    1. faringiti, rinofaringiti, tracheobronchiti e tonsilliti
    2. febbre durante l'influenza, convulsioni infantili da febbre elevata
    3. cefalea vasomotoria violenta, pulsante tipica del medicinale
    4. processi infiammatori locali con arrossamento, tumefazione, calore intenso, dolore acuto, violento e pulsante (rubor-tumor-calor-dolor)
    5. delirio, ipersensibilità al rumore e alla luce intensa.

 

B: Bryonia alba

E' un vitigno vigoroso nella famiglia Cucurbitaceae (zucche e meloni) provenienti dall’Europa e dal Nord Iran. E’ una pianta invasiva, che gli conferisce un potenziale altamente distruttivo, come una pianta infestante nociva. Altri nomi comuni sono : mandragora inglese e la rapa del diavolo. Pianta erbacea perenne, vite della famiglia del cetriolo, Bryonia alba presenta parti maschili e fiori femminili separate sulla stessa pianta, con una radice tuberosa gialla.

I fiori sono bianco-verdastri, i lunghi viticci ricurvi, le foglie lobate e i frutti a forma di bacche che annerisce con la maturazione, sono le sue caratteristiche principali. Gli uccelli sono il meccanismo di dispersione più comuni per questo tipo di pianta, perché contribuiscono a disseminano lontano i semi della pianta.

 

Tossicità: Tutte le parti di Bryonia alba contengono una sostanza altamente tossica che è velenosa e può causare avvelenamento sino alla morte; anche il bestiame può essere avvelenato dal consumo di parti della pianta come frutti e foglie. Si considera che una quantità pari a quaranta bacche costituisca una dose letale per gli esseri umani adulti.

USO in Omeopatia L’uso omeopatico di Bryonia alba è relativo associato alle patologie respiratorie febbrili e dell’apparato scheletrico:  

  1. tracheiti o bronchiti  in fase acuta  caratterizzate da tosse secca e pleuriti
  2. difficoltà al movimento, che peggiora i sintomi con dolore retro sternale 
  3. forme artritiche reumatiche acute   
  4. lombalgie
  5. forme febbrili con sete intensa 
  6. ricerca dell’immobilità e abbondanti sudorazioni che migliorano i sintomi,

 nonché negli stati influenzali, con le caratteristiche del medicinale (migliorato dal riposo).

 

CCalendula officinalis

Pianta della famiglia delle Asteraceae ( o Composite) originaria dell’Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Comprende 12 specie la più conosciuta delle quali è la Calendula officinalis.

Il nome deriva dal latino Calendae, ossia il primo giorno del mese romano, in relazione alla fioritura della pianta che avviene una volta al mese durante l'estate. Il genere Calendula comprende una ventina di specie. Si tratta di erbacee dal fusto eretto, foglie tenere ed alterne, fiori ligulati di colore che varia dal giallo vivo al rosso-arancio.

Un elemento determinante per l'esatta identificazione delle varie specie è dato dalla forma del frutto (achenio); quasi tutte le specie sono di area mediterranea. In Italia si trovano allo stato selvatico le specie Arvensis e Suffruticosa; la specie officinalis, coltivata ovunque per ornamento, può crescere da 0 a 600 m. sul livello del mare. Diverse specie di Calendula sono utilizzate come pianta ornamentale per decorare i giardini o in vaso sui terrazzi; alcune specie sono coltivate industrialmente per la produzione di fiori recisi. 

Utilizzo: I fiori di Calendula officinalis sono utilizzati come rimedio Fitoterapico per le loro proprietà antispasmodiche e cicatrizzanti; l’uso locale è efficace per le punture di insetti e zanzare, contro il veleno delle meduse.

In Omeopatia viene consigliata per uso esterno come antisettico locale in caso di ustioni e di cure dentarie. Per uso interno come analgesico, emostatico e antisettico (ulcere infette)

Curiosità: viene spesso utilizzata anche in ambito gastronomico, per colorare piatti e insalate e come succedaneo dello zafferano. Nel linguaggio dei fiori questa pianta rappresenta il dispiacere e il dolore d’amore.

 

China rubra o Cinchona succirubra 

E' “l’albero della China” un genere di piante che appartiene alla famiglia delle Rubiaceae e cresce nell’America del sud, comprende molte specie conosciute col nome di China, con proprietà febbrifughe attribuite agli alcaloidi presenti nella corteccia (chinina, chinidina e chinicina).

Storia e Leggenda: Importata dal Perù nel XVII secolo, la China divenne nota per la sua efficacia nel trattamento delle febbri intermittenti. Una prima traccia di questa pianta e delle sue virtù pressoché miracolose ci viene da uno scritto in latino di Joseph de Jussieu ( Parigi 1704 – 1779) medico, botanico francese, inviato da re Luigi XV in missione nelle Americhe, che nel 1735 visitando il paese di Loxa (o Loja)  in Perù, scoprì l’ampio utilizzo per le febbri ricorrenti, tipiche di quelle zone, della corteccia della pianta di China (quin-quina). Ma furono i Padri Gesuiti nella persona di padre Bernabè Cobo (Spagna 1582 - Lima 1657), che esplorando Messico e Perù riportò la pianta del chinino in Europa.

Era il 1632 quando le bacche della pianta di chincona, nome indigeno dell’albero dalle China, vennero portate da Lima in Spagna, e poi a Roma e quindi in altre parti d'Italia; si diffuse così ampiamente l’utilizzo della “pulvis gesuiticus” o “polvere dei Padri”. Un’altra leggenda, un po’ controversa, narra invece, che il nome della pianta derivi dalle cure con rimedi indigeni a cui venne sottoposta, nel XVII secolo, la contessa Ana de Osorio Chinchón, la moglie del vicerè del perù, per la febbre intermittente dalla quale era affetta. Sempre secondo questa tradizione, la contessa, per ringraziare della guarigione dispose la cura dei poveri di Lima e fece pubblicità alla “polvere della contessa” anche in Spagna(1640).

Ma il chinino, principio attivo, venne estratto dalla corteccia dell'albero della china, e così chiamato solo nel 1817-20, dai ricercatori francesi Pierre Joseph Pelletier Joseph Bienaimè Caventou. La prima apparizione in Italia data 1612, ma solo un secolo più tardi nel 1712 Federico Torti (Modena 1658 – 1741) medico anatomista, descrisse, in un ampio trattato sulle Febbri perniciose, le caratteristiche del medicinale e l'uso medico-terapeutico e nel 1906 l'importante rivista medica «Lancet», scrisse sull’azione dei Padri Gesuiti nella diffusione della terapia anti-malarica.

Linneo (Rashult, 1707 – Uppsala,  1778), successivamente, nella sua classificazione e repertorializzazione dell’alberodella China, in onore della Chinchón, gli diede il nome di genereCinchona.

Specie conosciute sono:
  • Cinchona succirubra (china rossa) o China rubra per il colore rosso delle infiorescenze.
  • Cincona calysaia
  • Cinchona officinalis, se ne ricava il chinino.
  • Cinchona pubescens

Proprietà: antimaliarico, antidolotificoe antifebbrile: ad alte dosi e solo su prescrizione medica, oggi si utilizza il chinino o ed i suoi derivati.

Amaro tonico e digestivo: a piccole dosi, in soluzioni alcoliche edulcorate ed aromatizzate In erboristeria è utilizzato per contrastare gli effetti negativi della pressione bassa. 
In Cosmetica si impiegano gli estratti per frizioni contro i capelli grassi.

Medicina Allopatica

  • Il chinino è un potente farmaco efficace contro le quattro specie del Plasmodium agente eziologico della Malaria in tutte le sue forme. Il Plasmodi sono dei parassiti del sangue, trasmessi dalla puntura delle zanzare del genere Anofeles,  endemiche in molte aree geografiche del Mondo come Sud America Africa e Asia.
  • È stato il farmaco principalmente usato per la cura e la profilassi della malaria fino alla scoperta della clorochina. Oggi sta tornando come rimedio principe in quanto verso la clorochina si sono manifestate importanti e diffuse resistenze.
  • Effetti collaterali : è simile alla chinidina (farmaco anti-aritmico), può dare aritmie fatali, è, quindi, controindicato nei pazienti con disturbi della conduzione cardiaca o in terapia con digitale.

 

USO in Omeopatia: Rimedio di fondamentale importanza per le sue virtù curative, fu il primomedicinale sperimentato da Samuel Hahnemann (Germania 1755 – Parigi 1843), nel 1970, per dimostrare la veridicità della Teoria della Similitudine, già enunciata da Ippocrate, che diventò il fondamento dell’Omeopatia. In particolare le diluizioni di China rubra trovano applicazione:

  1. Debolezza generale dopo perdite abbondanti di liquidi (emorragie o diarrea)
  2. Anemia da perdite ematiche
  3. Astenia dopo una fatica, eccessi sessuali o dopo eccessiva sudorazione
  4. Gonfiore addominale e meteorismo (di tutto l’addome)
  5. Diarrea indolore, spossante con flatulenza
  6. Epistassi ed emorragie mestruali
  7. Ronzii auricolari

 

EEuphrasia officinalis  

E' un genere di piante appartenenti alla famiglia delle Orobanchaceae, dall'aspetto di piccole erbacee annuali o perenni e dai piccoli fiori bianco-lilla. Il nome di questo genere Eupharsia venne introdotto nella classificazione delle piante da Linneo nel 1735 ed è derivato da un vocabolo greco il cui significato è “diletto, gioia”. In altri testi si fa riferimento a una delle Tre Grazie , chiamata appunto “Eufrosine”, figlia di Zeus. Le piante di questo generesono definite “emiparassita” : perchè vivono sulle radici di altre piante per prelevare acqua e sali minerali, sono capaci di svolgere la funzione clorofilliana al contrario di altre piante dette “parassite assolute”.

L'altezza di queste piante varia da pochi centimetri fin quasi a 50 cm. Sono piante annuali, che superano la stagione avversa sotto forma di seme. I fiori sono ermafroditi, il colore è : bianco, lillacino, violetto, giallo o purpureo con striature longitudinali generalmente violacee più scure e una macchia chiara o gialla al centro della corolla. Esistono circa 17 specie spontanee di Euphrasia e di queste 13 specie vivono sull'arco alpino.

Proprietà farmacologiche: Le proprietà farmacologiche di queste piante (derivate soprattutto dalla medicina popolare antica) sono tutte riconducibili ad un'unica specie: Euphrasai rostkoviana chiamata comunemente Eufrasia officinale. Il nome di Euphrasia officinalis dato inizialmente da linneo, sembra sia in realtà un nome collettivo di più specie affini e poco distinguibili. In effetti la variabilità delle specie di questo genere è molto marcata creando non poche difficoltà ai vari botanici. Per questa specie e quindi per tante altre specie simili dello stesso genere sono indicate fin dai tempi antichi le seguenti proprietà curative  : tonica, digestiva, astringente, diuretiche e vulneraria.

I particolare l'Euphrasia officinalis era considerata tonico-risolutiva e rafforzativa della memoria nonché oftalmica. A questo proposito sembra che gli estratti di questa pianta possano alleviare le infiammazioni della congiuntive e blefarite 
USO in Omeopatia : per infiammazioni oculari quali congiuntiviti allergiche ed infettive, raffreddore da fieno, virosi e morbillo.

 

G: Gelsemium sempervirens

Gelsomino giallo o gelsomino o jessamine è una pianta rampicante della famiglia delle Loganiacee,originaria degli Stati Uniti, è altamente velenosa e di essa si utilizzano le radici fresche e la corteccia dei rizomi. Può crescere fino a 3-6 m di altezza quando trova un sostegno idoneo per arrampicare. Le fogliesono sempreverdi, lanceolate, lunghe 5-10 cm di lunghezza e 1-1,5 cm di larghezza, lucenti, di colore verde scuro. I fiori sono a carico in cluster, i singoli fiori gialli, a volte con un centro di colore arancione. I suoi fiori sono fortemente profumati e producono il nettare che attira una gamma di impollinatori.

Tossicità: Tutte le parti di questa pianta contengono i tossici : Stricnina e relativi alcaloidi : gelsemina egelseminine, che  non devono, quindi essere consumati. La linfa della pianta può provocare irritazione della pelle in individui sensibili. I bambini, scambiando questo fiore di Caprifoglio , sono stati avvelenati da succhiare il nettare dai fiori. Il nettare è anche tossico per le api , con conseguente morte dell’intero alveare.

Uso medico: Storicamente Gelsemium sempervirens è stato utilizzato come topico per trattare eruzioni papulosa. In dosi non omeopatiche provoca disturbi muscolari che possono condurre alla paralisi, difficoltà respiratorie, panico, affaticamento e, in dosi elevate, anche morte.

Uso in omeopatia: Il Gelsemium Sempervirens è un prodotto estratto dal gelsomino giallo, appartiene alla famiglia delle Loganiacee, la stessa della Nux vomica e dell'Ignatia amara e come queste altamente velenosa, di essa si utilizzano le radici fresche e la corteccia dei rizomi. 

Il Gelsemium è il rimedio caratteristico della paura e del panico, fa parte della “triade per la paura” 
In Omeopatia viene anche caratterizzato il "tipo" Gelsenium come un soggetto apprensivo, timido, emotivo ed insicuro, spesso incapace psicologicamente di affrontare eventi anche poco significativi. Qualsiasi avvenimento gli provoca tremori, lo "blocca" nel vero senso della parola e gli impedisce di pensare o di parlare. Il suo più grande incubo è quello di dover parlare davanti ad un pubblico. Può anche aver paura di prendere un aereo o in ascensore. Desidera stare da solo ed essere lasciato in pace.

A livello terapeutico il Gelsemium cura, secondo la classica legge omeopatica dei "simili": 

  • la febbre ad insorgenza progressiva con brividi causata da esposizione al freddo, con dolori muscolari, assenza di sete, sudorazione abbondante, sensazione di prostrazione con tremori
  • la cefalea occipito-frontale con irradiazioni dei muscoli del collo e delle spalle e dolore ai bulbi oculari e disturbi visivi - l’ansia paralizzante di anticipazione ( prima di affrontare un esame o una prova importante) - la diarrea di origine emotiva - l’incoordinazione motoria - la perdita di memoria - i tremori (dal tremore emozionale, al tremore del Parkinson) - le eruzioni cutanee - l’insicurezza.

L: Lycopodium

E' un genere appartenente alla famiglia delleLycopodiaceae. La parola Lycopodium è di derivazione greca, ed è composta da lico (dal greco lýkos "lupo") epodio (dal greco poúspodós "piede") e significa "piede di lupo".

I licopodi sono delle piante perenni, sempreverdi striscianti. Le radici sono ramificate; le foglie hanno una disposizione a spirale con nervatura centrale. Sono dotati di sporangi a forma di sacchetto posti sulla superficie superiore delle foglie, vanno in contro alla sporificazione fra luglio e settembre.

Le spore del licopodio presentano un riproduzione sessuale piuttosto lenta per il loro sviluppo; tale meccanismo è affiancato da quello asessuale per propagazione di rami laterali o rizomi. In condizioni normali la pianta raggiunge la sua maturità sessuale dopo circa 10-15 anni, e la durata della vita della pianta può arrivare a circa 20 anni.

Distribuzione e habitat: Le piante del genere “piede di lupo” sono ampiamente diffuse, sia in zone temperate, sia in aree montane, chein zone tropicali. Esistono oltre 200 specie di Lycopodium quelle diffuse in Italia sono il Lycopodium annotinum e il Lycopodium clavatum. Il loro habitat tipico è costituito da pascoli, boschi, ad altitudini che variano fra i 100 e 2.500 metri.

USI: viene impiegato in Omeopatia e in pirotecnica.

  • In Omeopatia  il Lycopodium è indicato per disturbi intestinali in genere e stipsi in  particolare, e problemi legati al metabolismo. È anche  utilizzato per le malattie delle  vie urinarie. Sono descritte  qualità anticancerose della pianta.
  • In pirotecnica  viene sfruttata la caratteristica delle spore di Lycopodium di essere  particolarmente infiammabili, soprattutto se polverizzate e miscelate in  sospensione con aria. In termini industriali si usa una sostanza detta Polvere  di licopodio ricavata dalle spore delLycopodium clavatum. La  polvere viene spesso usata per la realizzazione di fuochi o finte  esplosioni a fini didattici o scenografici in film o ambientazioni  teatrali.

 

M: La Camomilla o Matricaria chamomilla

E' una pianta erbacea annuale della famiglia delle Asteriaceae o Composite. Etimologicamente il nome deriva dal greco χαμαίμηλον (chamàimēlon), parola formata da χαμαί (chamài), "del terreno" - μήλον(mēlon), "mela" per l'odore simile alla mela; mentre il nome del genere Matricaria, proviene dal latinomatrix, matricis, che significa "utero", con riferimento al potere calmante della camomilla nei disturbi mestruali. La specie è diffusa in Europa ed in Asia ed è naturalizzata anche in altri continenti.

Cresce spontaneamente nei prati ed in aperta campagna, diventando spesso invadente. È una specie rustica che si adatta anche a terreni poveri, moderatamente salini, acidi. Il ciclo di vegetazione è primaverile - estivo, con fioritura in tarda primavera ed estate.

La pianta ha radici a fittone e un portamento a forma di cespuglio. L'altezza non supera in genere i 50 cm nelle forme spontanee, mentre nelle varietà coltivate può arrivare agli 80 cm.

La pianta è spiccatamente aromatica. Le foglie sono alterne e sessili, oblunghe. I fiori sono riuniti in piccoli capolini, dove i fiori esterni hanno la ligula bianca, quelli interni con una corolla gialla. I fiori hanno un odore aromatico gradevole e contengono un'essenza caratteristica costituita dal principio attivo azulene e da una mescolanza di vari acidi ( salicilico, oleico, stearico). 

Farmacologia: di questa pianta vengono in genere raccolti i fiori, preferibilmente dopo aver perso i petali ma prima di essersi essiccati sulla pianta stessa. La raccolta consiste nel far passare fra le dita gli steli della pianta in maniera da raccogliere i soli fiori; i capolini si essiccano disponendoli in strati sottili all'ombra; si conservano in recipienti ermetici di vetro al riparo da fonti di luce ed umidità.

La Camomilla è dotata di buone proprietà anti-infiammatoria, locali ed interne e costituisce unrimedio calmante tipico dei fenomeni nevralgici: sciatica, trigemino lombaggine e torcicollo. Questo grazie a certi componenti dell'olio essenziali, alla componente flavonoide ed ai lattoni, che ne fannorimedio antiflogistico, simile al cortisone.

Gli altri componenti presenti e le cumarine sono responsabili delle proprietà digestive e spasmolitiche. Queste combinazioni di principi attivi ne fanno, quindi, un buon rimedio nella dismenorrea, nei crampi intestinali dei soggetti nervosi, negli spasmi muscolari e nei reumatismi articolari.

Uso Fitoterapico: da questi fiori si producono infusi che vengono utilizzati come blandi sedativi. Oltre che alla somministrazione orale, è possibile ricorrere all'uso di preparati di camomilla anche per nebulizzazioniimpacchi, colliri e collutori. Le tisane ottenute con questa pianta, inoltre, eliminano di gas intestinali in eccesso.

USO in Medicina Omeopatia oltre alle indicazioni già elencate, la camomilla viene consigliata nellattante per i problemi associati alla dentizione, in varie malattie infantili come otiti, coliche dolorose e in numerose turbe comportamentali del bambino irrequieto ed irritabile; negli adulti anch’essi caratterialmente collerici ed irascibili, nella sindrome premestruale o nelle dismenorree, nelle coliche epatiche, renali od intestinali in ragione del grado di similitudine con il rimedio.

In Fitocosmesi la Camomilla viene utilizzata per le sue proprietà nutrizionali rispetto ai capelli e alcuoio capelluto ed anche come infuso per schiarire i capelli biondi che tendono col tempo a scurire.

NNux vomica o noce vomica o albero della stricnina (Strychnos nux-vomica)

E' un grande albero cespuglioso della famiglia delle Loganiacee originaria dell'India e sud-est asiatico è presente anche nelle foreste aride della Birmania, della Thailandia, della Cina e dell’Australia. Il frutto è una bacca arancione, di dimensioni simili ad una mela, con polpa biancastra in cui sono inseriti dai tre agli otto semi discoidi. I semi contengono sali minerali, glucidi e i principi attivi: stricnina e brucina.

La stricnina in particolare agisce sul midollo spinale e ostacola le connessioni e le regolazioni tra i nervi motori e i nervi sensitivi, alterando l'eccitabilità dei neuroni.

Il rimedio Omeopatico Nux vomica si prepara utilizzando il seme della Strychnos nux-vomica, dopo essiccazione dei semi maturi e successiva macerazione nell’alcool. I componenti chimici che vengono sfruttati sono le già citate : stricnina e brucina. Questi contengono sostanze attive che provocano nell'essere umano spiccata ipersensibilità e irritabilità, così come crampi muscolari, debolezza e paralisi.

L'utilizzo di nux vomica come rimedio omeopatico è basato sulla teoria di Hahnemann, secondo la quale le sostanze dei composti diluite a bassissime concentrazioni (dosi infinitesimali) possiedono effetti terapeutici opposti a quelli della sostanza a dosi ponderali. L’uso di tali rimedio deve avvenire, come per tutti i preparati omeopatici, in base alla similitudine dei sintomi e sotto controllo medico. 

L’USO OMEOPATICO di nux vomica come rimedio hahnemanniano viene tradizionalmente proposta per disturbi legati alla sfera della sensibilità:

  • sindromi  nervose, iper-reflessia generale, iperestesia in genere
  • insonnia
  • cefalee e  emicranie
  • ipertensione
  • ritenzione  urinaria
  • abuso di  caffè, alcool, tabacco
  • sedentarietà
  • affaticamenti

 

P: Pulsatilla o “Erba del diavolo” 

E' un genere di pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, simili all'anemone, fiore tipico del gruppo.  Le specie conosciute sono circa 30, le più importanti e note sono : Pulsatilla vulgaris e pratensis, ricordiamo anche da P. nigricans, P. montana e la specie P.chinensis conosciuta come anemone cinese, la sua radice è molto utilizzata nella medicina popolare come disinfettante intestinale ed antipiretico.

La specie Pulsatilla vulgaris è una pianta erbacea, che può raggiungere i 20 centimetri di altezza; è costituita da foglie villose e nettamente divise, pinnate e picciolate. I fiori sono solitari, lilla e fragili.

Proprietà principali: Pulsatilla è ricchissima di anemonina, alcaloide responsabile della colorazione gialla dell'estratto essenziale; è estremamente volatile, bruciante ed assai irritante per le mucose oculari e nasali. E’ proprio questa molecola ad attribuire a pulsatilla le proprietà antispsmodiche utile per il trattamento principalmente di spasmi digestivi, tosse spasmodica e dolori genitali femminili. 

USO Omeopatico Pulsatilla è molto utile per alleggerire emicrania e nevralgie nella donna, grazie alle virtù antiemicranica ed antinevralgica del rimedio, ed è anche un eccellente analgesico naturale per idolori mestruali, in particolare in caso di dismenorrea dovuta ad annessite ed ovarite. Particolare attenzione deve essere posta in caso di iper-menorragia dove il rimedio è sconsigliato,in quanto la cura con pulsatilla tende a far aumentare il flusso mestruale stesso. Anche l'uomo può trarre vantaggio dall’utilizzo di Pulsatilla soprattutto per i disturbi causati da orchite, orchi-epididimite ed uretrite.

Nel complesso Pulsatilla è molto utilizzata in ambito omeopatico essendo un “policresto” ossia un medicinale con numerose proprietà terapeutiche e un’ampia vastità di azioni, che lo rendono efficace anche negli stati depressivi o per i disturbi del sonno in soggetti con tipologia sensibile; per problemi gastrici ed intestinali; nonché in corso di affezioni respiratorie di tipo catarrale con le caratteristiche del medicinale (tosse secca di notte e grassa di giorno), a cui si aggiungono le febbri e le malattie infettive caratterizzate da rash cutaneo, l’orticaria e, infine, le congestioni venose, sempre in ragione della similitudine con il rimedio.

 

R: Rhus toxicodendron o “albero velenoso”

E'è un genere di alberi, arbusti e rampicanti legnosi della famiglia delle Anacardiaceae comunemente noti come Sommacchi.
Tutti le specie di questo genere producono l'olio urushiol (o urusciolo), irritante per la pelle, che può causare una grave reazione allergica; di qui il nome scientifico di "albero velenoso".

Il Toxicodendron è a volte considerato appartenente al genere Rhus, sebbene recenti prove molecolari tendano a mantenerlo come genere separato. Le piante del genere hanno foglie alternate e composte di forma pennata. I membri più noti del genere nel Nord America sono l'edera velenosa, praticamente ubiquitaria nella maggior parte del Nord America orientale, e la quercia velenosa, similmente ubiquitaria in gran parte della zona occidentale del continente. L'aspetto delle piante è alquanto variabile. Le foglie possono avere bordi lisci, dentati o lobati, e tutti e tre i tipi di bordo possono essere presenti nelle foglie di una stessa pianta.

Le piante crescono come striscianti, rampicanti, arbusti o, nel caso dell'albero della lacca e del sommacco velenoso, come alberi. Mentre le foglie dell'edera velenosa e delle querce velenose di solito hanno tre foglioline, a volte ve ne sono cinque od, occasionalmente, anche sette; le foglie del sommacco velenoso hanno 7-13 foglioline, e quelle dell'albero della lacca 7-19. I nomi comuni delle varie piante derivano dal loro aspetto, simile ad altre specie che non sono strettamente imparentate e dalla risposta allergica all'olio prodotto.

Così, ad esempio, la quercia velenosa non è una quercia vera e propria (Quercus, famiglia Fagaceae), ma questo nome comune deriva dalla rassomiglianza delle foglie a quelle della quercia bianca (Quercus alba), mentre l'edera velenosa non è un'edera propriamente (Hedera, famiglia Araliaceae), ma ha una forma di crescita superficialmente simile. Ma sia la quercia velenosa che l'edera velenosasono membri della famiglia dei Sommacchi, le Anacardiaceae e queste piante non contengono unveleno, ma un potente allergene.

Le resine di certe specie native del Giappone, della Cina e di altri paesi asiatici, come il T. vernicifluum(albero della lacca) e il T. succedaneum (albero della cera), sono usate per produrre la lacca e, come sottoprodotto di questa lavorazione, le loro bacche sono utilizzate per fare la cera giapponese.

Specie di Toxicodendron :

  • La quercia velenosa occidentale (Toxicodendron  diversilobum o Rhus diversiloba) originario del Nord America occidentale, è l'arbusto legnoso più diffuso della  California. Cresce come folto arbusto in piena luce del sole, o come  pianta rampicante nelle aree in ombra. Si riproduce mediante rizomi  striscianti o mediante semi. Le foglie sono divise in tre foglioline, con  bordi smerlati, dentellati o lobati. I Californiani imparano a  riconoscerla con la rima "leaves of three, let it be",  ossia"foglie a tre, lasciala stare". Le foglie possono essere  rosse, gialle, verdi, o una qualche combinazione di quei colori, a seconda  di vari fattori, come il periodo dell'anno.
  • L'edera velenosa asiatica (Toxicodendron orientale  o Rhus orientale) è molto simile all'edera velenosa americana.
  • L'albero della lacca di Potanin o albero della vernice cinese (Toxicodendron  potaninii o Rhus potaninii) della Cina centrale è simile al T.  vernicifluum ma con (solitamente) meno foglioline per foglia.  Crescendo fino a 20 m di altezza, come il T. vernicifluum si  usa per la produzione della lacca. Le foglie hanno caratteristicamente 7-9  foglioline.
  • L'edera velenosa  americana (Toxicodendron  radicans o Rhus radicans) è estremamente comune in alcune aree  del Nord America. Negli Stati Uniti cresce in tutti gli stati eccetto  l'Alaska, le Hawaii e la California, ma è molto meno comune della quercia  velenosa nel Nord America occidentale. Cresce anche nell'America Centrale.  Apparendo come uno strisciante, un rampicante o un arbusto, si riproduce  sia mediante rizomi striscianti che mediante semi. L'aspetto varia. Le  foglie, disposte in modo alternato, di solito in gruppi di tre, sono  lunghe da 20 a 50, appuntite all'estremità, e possono essere dentellate,  lisce o lobate, ma mai seghettate. Possono inoltre essere brillanti od  opache, ed il colore varia con la stagione. I rampicanti crescono quasi  diritti verso l'alto piuttosto che avvolgersi intorno al loro sostegno, e  possono raggiungere gli 8–10 m di altezza. In alcuni casi, l'edera  velenosa può ingoiare completamente la struttura di sostegno, ed i  rampicanti estendersi verso l'esterno come rami, cosicché sembra essere un  "albero" di edera velenosa.
  • L'edera velenosa occidentale (Toxicodendron rydbergii o Rhus rydbergii) si trova  nelle zone settentrionali degli Stati Uniti orientali. Esiste anche negli  Stati Uniti occidentali ed in Canada, ma è molto meno comune della quercia  velenosa. Può crescere come rampicante o come arbusto. Una volta era  considerata una sottospecie dell'edera velenosa. A volte si ibrida  effettivamente con le specie rampicanti. L'edera velenosa occidentale si  trova in gran parte degli Stati Uniti occidentali e centrali e del Canada,  anche se non sulla Costa occidentale.
  • L'albero della cera (Toxicodendron  succedaneum o Rhus succedanea) è una pianta nativa dell'Asia,  sebbene sia stata piantata altrove, in modo particolare in Australia e  Nuova Zelanda. È un grande arbusto o albero, alto fino a 8 m,  alquanto simile ad un albero di sommacco. A causa del suo bel fogliame  autunnale, è stato piantato al di fuori dell'Asia come pianta ornamentale, spesso da giardinieri apparentemente ignari dei  pericoli di reazioni allergiche. In Australia e Nuova Zelanda è ora  classificato come erba infestante nociva.
  • La quercia velenosa atlantica (Toxicodendron pubescens  o Rhus toxicarium) cresce perlopiù nei suoli sabbiosi delle zone  orientali degli Stati Uniti. Crescendo come arbusto, le sue foglie sono a  gruppi di tre, hanno una forma tipicamente rotonda o lobata e presentano  una fitta peluria.
  • L'albero della laccao  albero della vernice (Toxicodendron  vernicifluum o Rhus verniciflua) cresce in Asia, specialmente  in Cina e Giappone. Crescendo fino a 20 m di altezza, la sua linfa  produce una lacca  estremamente durevole. Le foglie hanno 7-19 foglioline (più spesso 11-13).  La linfa contiene l'olio allergenico, l'urusiol  (o urusciolo). L'urushiol prende il nome proprio da questa specie, che in giapponese è chiamata urushi. Altri nomi sono:  albero della lacca giapponese, albero della vernice giapponese e sommacco  giapponese. Da notare che il termine "albero della vernice" si  applica occasionalmente anche all'aleurite (Aleurites moluccana), un albero del  Sud-est asiatico non imparentato con il Toxicodendron.
  • Il sommacco velenoso (Toxicodendron  vernix o Rhus vernix) è un alto arbusto o un piccolo albero, di  2–7 m di altezza. Si trova in aree aperte, paludose e si riproduce  per mezzo di semi. Le foglie hanno tra le 7 e le 13 foglioline dentellate,  in una disposizione pennata. Per quanto concerne la sua potenzialità di  causare la dermatite da contatto causata dal urushiol, il sommacco velenoso è di gran lunga più virulento di altre specie di Toxicodendron.  Secondo alcuni botanici, ilsommacco  velenoso è la specie vegetale più tossica degli Stati Uniti. Cresce  negli Stati Uniti e in Giappone. Contiene un lattice irritante e caustico  per la pelle, tannini, flavonoidi ad azione antinfiammatoria, derivati  fenolici responsabili delle eruzioni vescicolose e pruriginose a livello  cutaneo e mucoso.

USO in Omeopatia viene utilizzato il Sommaco velenoso in ragione della similitudine del rimedio :

  • Affezioni cutanee con edema ed eruzioni erisipelatose e vescicolose di liquido citrino chiaro, su base eritematosa, bruciante, pruriginosa.
  • Secchezza delle mucose oro-faringee con sete intensa di acqua o latte freddi.
  • Diarrea con scariche frequenti di feci scarse, mucose, sanguinolente, brucianti. 
  • Flogosi articolari con rigidità dolorosa, che migliora col movimento lento e graduale
  • Febbre con astenia e agitazione per i dolori articolari, cambiare posizione . 
  • Brividi con tosse secca e sudori. 
  • Herpes orale, congiuntivite e cheratite.                 

 

T: Thuya occidentalis

E' una specie del genere Thuja, conifera della famiglia delle Cupressacee originaria del Nord America e del Canada, è coltivato in Europa a scopo ornamentale. Si tratta di un albero sempreverde o “albero della vita” con la chioma piramidale, alta fino a 15 m, corteccia dei rami fibrosa di colore rosso-brunastro o grigiastro, rametti leggermente appiattiti, con le faccia superiore diversa da quella inferiore, disposti sullo stesso piano a formare delle strutture simili a ventagli orizzontali, corpi fruttiferi ovali, di colore rosso-brunastri con 6-8 squame ad apice liscio. Uso in Omeopatia : Thuja occidentalis è un rimedio molto importante in Omeopatia ad azione profonda e caratteristico delModello Reattivo Sicotico, cioè una sorta di squilibrio del sistema immun itario dovuto a vari fattori come : antibioticoterapie incongrue, prolungate terapie con corticosteroidi e farmaci immunosoppressori, infezioni mal curate e/o frequenti vaccinazioni, tutte condizioni in grado di creare immunosoppressione.

Le principali indicazioni sono :

  • Ritenzione idrica con imbibizione dei tessuti.
  • Infezioni catarrali croniche, specialmente a livello dell’apparato genitale e della sfera otorinolaringoiatrica. 
  • Formazione di escrescenze cutanee, di cisti, di tumori benigni. 
  • Congestione linfatica. 
  • Astenia fisica costante. 
  • Aggravamento con l’umidità.
  • Interessamento dei tessuti peri-articolari, con rigidità articolare. 
  • Malattie a decorso sub continuo, ad evoluzione lenta, insidiosa, progressiva. 
  • Difficoltà di adattamento all’ambiente.


Uso in Fitoterapia : è documentato l'uso dell'olio essenziale di Thuja per combattere le verruche (pennellare direttamente l'olio sulle verruche) per il suo effetto virostatico, che inibisce la replicazione virale.

NOTA BENE : qualsiasi uso interno di tale olio è sconsigliato in quanto altamente tossico! 

VOCI BIBLIOGRAFICHE

  • A. Bruni, M. Nicoletti Dizionario  ragionato di erboristeria e di fitoterapia – Piccin Ed. 2003
  • E. Campanini : Dizionario  di fitoterapia e piante medicinali, 3°ed Tecniche nuove Ed. 2012
  •  R. Dujany : Manuale  pratico di omeopatia familiare e d'urgenza - Red Ed. 2004
  • D. Demarque, J. Jouanny, B. Poitevin, V. Saint  Jean : Farmacologia  e materia medica omeopatica - Tecniche Nuove Ed. 1999
  • Max Tétau : La materia medica omeopatica clinica e  associazioni bioterapiche - IPSA Ed. 2007

 

Fonte: cure-naturali.it

 

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